Lo scandalo degli Yogurt anticolesterolo!
LO YOGURT: perchè farselo in casa
La yogurtiera: se dovete comprarla è più pratica quella con il recipiente unico invece di quella con i vasetti separati comunque la yogurtiera elettrica non è strettamente indispensabile per preparare un buon yogurt.
Come fare: farsi lo yogurt in casa ha molti vantaggi. Innanzitutto si è certi di usare ingredienti sicuri e soprattutto è economico perché da un litro di latte si può ricavare poco meno di un litro di yogurt. Si capisce bene quindi che fare tale alimento in casa giova moltissimo al proprio portafoglio. Farlo è anche semplice e non richiede particolari mansioni. Per partire ci sono due metodi a scelta. Il motivo? Per farlo si ha bisogno di yogurt o fermenti lattici (starter), pochi cucchiai per poi procrearne altri. Quindi o si prende un vasetto di yogurt bianco commerciale al negozio (attenzione agli ingredienti che contiene, non sempre è sufficiente leggere l'etichetta ma è necessario fare qualche prova perché questi yogurt sono molto poveri di fermenti vivi) oppure, ed è molto meglio, bisogna comprare i bacilli (fermenti lattici vivi o liofilizzati) in farmacia, con questi il latte fermenta velocemente. La preparazione è particolarmente facile: si mescolano nella yogurtiera (che deve essere perfettamente pulita, meglio se sterile) i fermenti (o lo yogurt magro) e il latte. Si chiude la yogurtiera e la si accende. I fermenti lattici si acquistano la prima volta e poi si riutilizzano quelli della volta precedente opportunamente conservati in frigo (lasciate da parte alcuni cucchiai dello yogurt già preparato). I bacilli sono molto importati per creare lo yogurt, anzi è grazie ad essi che lo si crea. Si consiglia di creare la giusta quantità di yogurt che venga consumato in pochi giorni, lo yogurt fatto in casa si mantiene in frigo per tre quattro giorni. Si consiglia di rinnovare la carica di fermenti mensilmente. La cosa più importante è la perfetta igiene e pulizia di tutti gli attrezzi che utilizzate perché non vi sia contaminazione del latte da parte di altri batteri estranei e dannosi.
QUI LA PREPARAZIONE DELLO YOGURT CON O SENZA LA YOGURTIERA ELETTRICA.
Sarà disponibile a partire dal l2 dicembre il libro “Ulitsa sadovaja”. Il libro, fortemente voluto da Mondo In Cammino e stampato con la collaborazione di Carlo Spera Editore, è scritto da due giovani antropologhe, Elisa Geremia e Veronica Franzon, socie di Mondo In Cammino.
Hanno vissuto per un mese in Ulitsa (via) Sadovaja a Novozybkov, una delle città maggiormente inquinate dal fall out dell’incidente di Chernobyl ed in cui è in corso un vero e proprio genocidio: uno strisciante genocidio nucleare. Il libro racconta la loro esperienza unendo la narrazione alla ricerca sul campo, a partenza dai seguenti interrogativi: come mai i 40.000 abitanti della città non sono stati evacuati? Cosa significa fare i conti, giorno dopo giorno, con la radioattività? In che modo la contaminazione si è intrecciata alla cultura e alle abitudini delle persone?
Oltre ad essere uno studio di grande interesse, il libro è anche un’esperienza di passione intellettuale e civile per riflettere sull’eredità di una tragedia che è un monito per il futuro.
In definitiva le autrici ci raccontano una “storia” che possa essere raccontata ai nostri figli affinchè essi siano in grado di raccontarla ai propri: ci offrono, in definitiva, degli strumenti di riflessione e consapevolezza nei confronti della scelta nucleare e delle sue sirene.
Per maggiori info e prenotazioni, vedere qui.
Tanto per dimostrare... ancora una volta, con chi abbiamo a che fare!
Falsificati gli studi sugli inceneritori per 'spacciarne' la loro innocuità... ma qui "nisciuno è fesso"!!!!
L'ISDE li ha 'sgamati' !!!
Leggete l'articolo.
NUCLEARE
Dalla rivista FOCUS
Mostri permanenti: 10 tra i luoghi più contaminati d'Italia
La Finlandia darà lnternet veloce a tutti, la Svizzera lo fa già da un anno.
La Finlandia sarà il primo Paese al mondo a garantire per legge la connessione a banda larga a tutti i cittadini... mentre qui in Italia si spenderanno miliardi per il Ponte sullo stretto e per centrali nucleari che mai potranno funzionare!
Ricordate che in Italia esistono i N.O.E. (Nuclei Operativi Ecologici) dell'Arma dei Carabinieri specializzati in tutela dell'ambiente e del territorio.
Le principali attività dei Nuclei sono:
- tutela del paesaggio e dell'ambiente in generale
- repressione e controllo dell'inquinamento di suolo, acqua, aria e acustico
- controllo dei materiali pericolosi, radioattivi, ecc...
- controllo e repressione dei CEM (Campi Elettro-Magnetici) pericolosi
- controllo e repressione della diffusione di OGM in Agricoltura
Il numero verde cui rivolgersi in caso di necessità e problematiche ambientali è:
REPUBBLICA
Da "Youtube.com"
da TERRATERRA - L'ARROSTO AMAZZONICO
Che la filiera della bistecca bovina da animali bradi sia una delle maggiori killer dell'Amazzonia brasiliana è chiaro da tempo ma forse mai era stato illustrato tanto bene come nel rapporto di Greenpeace International «Slaughtering the Amazon» (Macellando l'Amazzonia).
Il documentatissimo rapporto fa i nomi delle compagnie internazionali di distribuzione che comprano carne e pelli da fornitori del Brasile, diventato il maggior esportatore di carne bovina al mondo a spese degli alberi, della biodiversità, dell'equilibrio idrico, del clima (il paese sudamericano è il quarto produttore mondiale di gas serra proprio a causa della distruzione della foresta).
Il rapporto è durissimo: l'industria dei bovini provocherebbe l'80% della perdita dell'Amazzonia e il 14% della perdita mondiale delle foreste. L'area totale di Amazzonia brasiliana ridotta a pascolo è oggi di 240.000 miglia quadrate; più di tutta la Francia. La dove c'era la foresta pascolano stabilmente 80 milioni di bovini. Altre superfici sono occupate dalle coltivazioni di soia. Il rapporto di Greenpeace ha fatto effetto. La Banca mondiale, nientemeno, ha revocato un prestito di 90 miliardi di dollari al gigante brasiliano degli allevamenti Bertin, che nel rapporto degli ambientalisti compare fra gli accusati di deforestazione.
Il prestito, garantito dalla International Finance Corporation, sarebbe servito ad ampliare le strutture di trasformazione della carne nell'Amazzonia brasiliana. «Una buona notizia - hanno dichiarato Greenpeace e Friends of the Earth Brasile - e che serva di lezione; peccato che per tanto tempo diverse banche abbiano sostenuto questa compagnia colpevole di attentare al clima». Gli ambientalisti hanno poi chiesto un impegno analogo alla Banca brasiliana per lo sviluppo sociale ed economico (Bndes), che ha garantito nel 2008 prestito a Bertin per circa 1,25 miliardi di dollari.
E la pubblica Bndes ha risposto, come riporta la Agenzia Estado: presto esigerà da chi chiede un prestito la tracciabilità dei suoi prodotti, fino al ranch. Un pubblico ministero federale dal canto suo ha avanzato una causa da 1 miliardo di dollari contro l'industria dei bovini per danno ambientale. Inoltre tre grandi catene di supermercati, Wal-Mart, Carrefour e Pão de Açúcar hanno dichiarato la sospensione dei contratti con fornitori implicati nella deforestazione.
Anche l'associazione brasiliana dei supermercati (Abras), ammettendo che «non ci sono garanzie che la carne non provenga dall'Amazzonia», ha annunciato ogni cessazione di rapporto con complici accertati della deforestazione. E non solo: Marfrig, il quarto commerciante mondiale di carne bovina, egualmente nominato nel rapporto di Greenpeace, non comprerà più animali allevati in aree all'interno dell'Amazzonia legale.
Lavaggio verde a buon mercato? Forse, visto che non esiste un sistema di certificazione per i prodotti carnei o conciari brasiliani, tale da garantire che sono prodotti «con responsabilità», o meglio, se non altro fuori dall'Amazzonia. Un'organizzazione chiamata Aliança da Terra sta lavorando proprio a questo sistema. Nell'attesa, il primo gruppo di distribuzione britannico (e terzo al mondo dopo la statunitense Wal-Mart e la francese Carrefour), ha ammesso che è difficile conoscere la fonte ma «si sta attrezzando».
Mai più sacchetti di plastica!
Porta la sporta: basta sacchetti di plastica è una nuova campagna nazionale, promossa dalla Associazione Comuni Virtuosi e patrocinata dal WWF, che Italia Nostra ha deciso di sostenere per mettere fine all'uso di un oggetto che costituisce un inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili (deriva dal petrolio), deturpa e inquina per centinaia di anni ogni luogo del pianeta, raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
Drammatica presentazione sull'uso dissennato dei sacchetti di plastica
Per scaricare
il documento cliccare qui.
L'aspettativa di vita aumenta quando si riducono le polveri sottili
Il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sull'ambiente e la salute dei bambini
Quando sale il PM10, più bambini al al Pronto Soccorso per patologie respiratorie
L'aspettativa di vita aumenta quando si riducono le polveri sottili
ecc... il tutto da:
Vittoria di GREENPEACE: la SCOTTEX salverà foreste producendo ECO-CARTA igienica.
Finalmente una buona notizia!
E se la Nutella ditruggesse le foreste?
Dalle analisi realizzate da Greenpeace presso due diversi laboratori di analisi in Italia e Germania risulta che la Nutella, il prodotto Ferrero più famoso sul mercato, contiene una frazione di oli vegetali del 31% costituita prevalentemente da olio di palma... e per produrre olio di palma si distruggono migliaia di Km quadrati di foresta indonesiana!
NON ESISTE SOLO L'INQUINAMENTO CHIMICO!
Piacenza. L'inceneritore brucia ma i media tacciono.
“Tenete chiuse le finestre, non muovetevi da casa!”, questo l’ordine lanciato da Vittorino Francani dell’Arpa (Agenzia regionale per ambiente e prevenzione). Alle 18:40 di giovedì 11 giugno un capannone ha preso fuoco: era il deposito rifiuti dell’inceneritore di Piacenza.
La storia delle cose
(The story of stuff)
di Annie Leonard
1° Parte (Ital.)
2° Parte (Ital.)
3° Parte (Ital.)
Integrale (in inglese)
Prodotti amici dell'ambiente:
Per il risparmio idrico
Per le donne: Mooncup
Vari altri prodotti
Denuncia della autorevole rivista neurologica americana Stroke
Uno studio pubblicato sull'ultimo numero di una delle più quotate riviste neurologiche a livello internazionale, la statunitense Stroke, ha dimostrato che le polveri ultrafini, emesse in quantità anche dagli inceneritori di ultima generazione, possono provocare un ictus cerebrale .
La notizia viene rilanciata da Unaltracittà/Unaltromondo, impegnata da sempre per una gestione dei rifiuti virtuosa, capace di fare a meno dell'incenerimento. Gianluca Garetti , medico a Peretola, firmatario insieme ad altri cento medici di famiglia della Piana Fiorentina di un appello contro le anacronistiche politiche delle amministrazioni sul tema, e attivo in Unaltracittà/Unaltromondo ha dichiarato: "Già in precedenza numerosi studi avevano dimostrato una relazione causale tra apoplessia cerebrale e materiale particolato, tuttavia, le nanopolveri non erano mai state prese in considerazione. Oggi i ricercatori del National Public Health Institute di Kuopio (Helsinki, Finlandia) hanno dimostrato, prendendo in esame 3.265 casi di ictus, che le polveri ultrafini provocano questa grave patologia cerebrale. I rischi per la popolazione sono alti, basti pensare, come è stato dimostrato sulla rivista Environmental Medicine del settembre 2006, come un'emorragia cerebrale possa insorgere appena dopo due ore dall'esposizione a materiale particolato!".
Lo studio in formato PDF
Studio dell'Istituto Superiore di Sanità su mortalità e malformazioni congenite nelle province di Napoli e Caserta,
causate dalla scriteriata gestione dei rifiuti!
Riassunto: I possibili effetti sanitari associati alla residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti tossici sono stati oggetto di diverse indagini epidemiologiche, alcune delle quali hanno riportato incrementi di patologie. Il presente studio illustra le analisi dei cluster della mortalità e delle malformazioni congenite a livello comunale, svolte in un'area della Campania caratterizzata da siti di smaltimento illegale di rifiuti tossici e urbani. Sono stati evidenziati cluster con eccessi significativi della mortalità per tumore del polmone, fegato, stomaco, rene e vescica e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell'apparato urogenitale.
Bimbo malato di tumore fa causa all’inceneritore
I periti del giudice segnalano varie difformità sia per la tipologia e il quantitativo di rifiuti bruciati che per la costituzione degli impianti. Tra due mesi verrà vagliata la relazione tra i fumi d’aria e la malattia di un bimbo di 12 anni di Coriano con un tumore alla prostata: un caso rarissimo per quell’età.
Proposta pubblicata su sassoferrato.tv in data 21 marzo 2008 (testo integrale)
Essendo nel frattempo cambiata l'amministrazione comunale reiteriamo la proposta nella speranza che venga accolta.
Piazza Lorenzo Tomatis
Egregi signori: propongo alla Amministrazione Comunale di intitolare una piazza, una via o qualche altro luogo importante del paese alla memoria di Lorenzo Tomatis; molti, come me, hanno conosciuto di recente la fama che ha acquistato, a dir la verità più all'estero che in patria (nemo propheta....), questo illustre ricercatore, che ha dedicato la sua esistenza alla ricerca sul cancro e alle sue "cause ambientali".
E' nato a Sassoferrato (si potrà facilmente rintracciare negli archivi dell'anagrafe il suo atto di nascita) togliendo ogni dubbio a quanti genericamente scrivono (sulla rete) " ... nato ad Ancona nel 1929..." (vedi Wikipedia, ecc..): provate a cercare su google il suo nome....
Questo, oltre che onorare un grande e meritevole scienziato, farà capire un po' più chiaramente ai cittadini (...e anche agli "untori") l'orientamento della amministrazione sulla questione dell'inceneritore; spero quindi che il Comitato Tutela Ambiente faccia sua questa proposta.
Saranno gradite e-mail di adesione all'iniziativa. Grazie.
Ciao, Carlo Alessandrelli
Termovalorizzatori e tutela della salute umana.
Secondo il prof. Stefano Montanari, Direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, affermare che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un falso, dato che le ceneri vanno smaltite per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1. Poiché nel processo d'incenerimento occorre aggiungere all'immondizia calce viva e una rilevante quantità d'acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare), e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso smaltire, con l'aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico.
A questo punto sarà venuta la curiosità di sapere cosa di patogenico i termovalorizzatori sono capaci di rilasciare in atmosfera. Senza soffermarci su sostanze comunque altamente cancerogene come le diossine, i furani e l'ossido di carbonio, il trattamento avviene a temperature talmente elevate da comportare l'emissione di polveri sottilissime, molte delle quali di dimensioni inferiori al micron (ovvero un millesimo di millimetro). Malauguratamente, osserva Montanari, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha poca importanza: il termovalorizzatore produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugli inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata): ragion per cui, a norma di legge, l'aria è pulita. Ancora malauguratamente, l'organismo non si cura delle leggi e delle patologie da polveri sottili, un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento (malformazioni fetali, tumori infantili, ecc.).
Ricordiamoci, prima di affidarci a tecnologie tanto impattanti dal punto di vista ambientale, la specificità del territorio sul quale verrebbero installate, terra dove buona parte dell'economia è vocata ad altro tipo di valorizzazione, ovvero dei prodotti che da essa si ricavano. A detta del prof. Gianni Tamino, docente di biologia generale e diritto ambientale all'Università di Padova, "i rifiuti bruciati danno origine a sostanze volatili, che inquinano l'aria, o solide (ceneri e scorie), ben più pericolose dei rifiuti di partenza, che vanno messe in discarica. Anche valori molto bassi in un campo coltivato o in un pascolo, dove le mucche concentrano le diossine, possono rendere pericolosi ortaggi e latte". Questo è già successo in Francia, in Belgio e in altri paesi vicino agli inceneritori.
Studio Usa: l'umanità potrebbe vivere
utilizzando solo la potenza del vento.
Links sul vortice di rifiuti e plastica
(trash vortex) dell'Oceano Pacifico:
Repubblica sez. ambiente
Greenpeace (animazione)
Greenpeace (documento)
Greenpeace: Plastic Debris in the World’s Oceans
Natural History Magazine
disinformazione.it
Link: http://www.peacelink.it/ecologia/a/26218.html
La verità sui termovalorizzatori, ecco le conseguenze ambientali
Come dovrebbero funzionare e le conseguenze ambientali.
Perchè in Italia sono un affare Termovalorizzatori?
Nel mondo ormai non ne costruiscono più.
23 maggio 2008 - Sabina Morandi
Per prima cosa una precisazione: la costruzione degli inceneritori a recupero energetico - i cosiddetti termovalorizzatori - non ha niente a che fare con la crisi della spazzatura. Soluzione all'emergenza? Ma se ci vogliono almeno due o tre anni per ultimare un impianto anche nei paesi normali… Se poi a questo aggiungiamo le stranezze italiche - vedi l'esempio di Acerra - ecco che i tempi diventano biblici e le illegalità aumentano a dismisura. Il governo si è dato mano libera in tutto, anche nella possibilità di agire in deroga, ovvero di violare le misure volte a garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini.
In realtà la pratica dell'incenerimento dei rifiuti non è meglio della discarica, come dimostrano una gran quantità di studi condotti da medici e ricercatori. Si tratta infatti di smaltire i rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri. Nei nuovi impianti il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti può venire recuperato e utilizzato per produrre vapore, che viene a sua volta utilizzato per la produzione di energia elettrica. Questi impianti dotati di tecnologie per il recupero sono i cosiddetti termovalorizzatori.
Per quanto la tecnologia sia più evoluta, anche i termovalorizzatori inquinano. Secondo il rapporto stilato dall'Associazione Medici per l'Ambiente (ISDE Italia), fra tutte le tecnologie di trattamento rifiuti l'incenerimento è la meno rispettosa per l'ambiente e per la salute perché la combustione trasforma anche rifiuti relativamente innocui, come appunto gli imballaggi, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, nanopolveri, ceneri volatili e ceneri residue. Senza menzionare il caso di Acerra, dove verranno bruciate ecoballe dichiarate inadatte alla combustione dagli organi competenti perché è stata fatta una grande insalata.
Prima di procedere all'incenerimento i rifiuti devono essere trattati tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, ecc...), per trasformarli in CDR (ovvero combustibile derivato dai rifiuti) o ecoballe. Il problema è che dei 9 impianti di CDR presenti in Campania, ben 7 hanno prodotto un materiale che non rispetta i requisiti minimi di legge per quanto riguarda il potere calorifico e l'umidità. E così, non potendo essere avviati all'incenerimento, ne sono stati accumulati circa 6 milioni di tonnellate sotto forma di ecoballe. Sarà questa mistura velenosa che verrà bruciata ad Acerra o altrove.
Dall'incenerimento - con recupero energetico o meno - vengono fuori diossina, furani e altre schifezze. Uno studio condotto nel 2004 dall'Istituto Superiore di Sanità ha infatti evidenziato che nei pressi degli inceneritori l'incidenza dei tumori e delle malformazioni alla nascita è notevolmente più alta che nel resto della popolazione - ed ad Acerra è ancora peggio, perché la zona già è inquinata dalle discariche. Non è un caso infatti che la normativa europea sui rifiuti prescriva quattro gradini di intervento con una gerarchia precisa e un rigido principio guida: il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto.
Al primo livello c'è infatti la riduzione della produzione dei rifiuti, che implica l'intervento sulle scelte produttive delle aziende, che poi sono quelle che impongono le scelte di consumo. E' l'annosa questione degli imballaggi, che costituiscono il 40% della massa dei rifiuti urbani, sui quali il nostro paese è tragicamente indietro. Il secondo livello previsto dalla normativa europea stabilisce che i rifiuti che "non si possono non produrre" vadano riciclati come materia attraverso appunto la raccolta differenziata. Al terzo gradino, sempre secondo Bruxelles, ciò che non può essere riutilizzato come materia è destinato al recupero di energia nei cosiddetti termovalorizzatori mentre quello che resta - a questo punto molto poco - può finire in discarica.
Si dirà che almeno i termovalorizzatori non dissipano l'energia ricavata dalla combustione. Inquinano, è vero, ma possono produrre energia in grado di competere con quella derivata dai combustibili fossili, vista l'impennata del prezzo del petrolio. Niente di più falso. Anche se a prima vista sembrerebbe un buon affare, perché si produce energia senza pagare il combustibile (i rifiuti), nessuno si butterebbe nel business dei termovalorizzatori se non ci fossero gli incentivi statali. Anzi, per essere precisi, se non fossero riusciti a mettere le mani sugli incentivi destinati alle energie rinnovabili e che sono invece finiti nelle tasche degli inquinatori di sempre o dei nuovi imprenditori della spazzatura.
La scandalosa vicenda dei Cip 6 e delle cosiddette rinnovabili "assimilate" è vecchia di 15 anni, anni che sono stati necessari per capire l'entità di una vera e propria truffa che, oltre a sottrarre risorse alle vere energie rinnovabili come il solare, l'eolico e via dicendo, espone oggi il nostro paese alle sanzioni che Bruxelles prevede per chi non rispetta gli impegni presi: 30 miliardi di euro che potevano essere meglio spesi. Il problema è che, visto lo scarso potere calorifero dei rifiuti, senza "aiutini" statali la costruzione dei termovalorizzatori sarebbe decisamente anti-economica - e da questo si capisce anche perché paesi in passato propensi ad incenerire i rifiuti, come Stati Uniti e Giappone, stanno smantellando quelli vecchi e da tempo non ne costruiscono più di nuovi.
Insomma, i termovalorizzatori c'entrano poco o niente con il problema della munnezza così come la munnezza c'entra poco o niente con la raccolta differenziata. Numeri alla mano, le discariche che ci sono basterebbero a smaltire i rifiuti giornalieri di Napoli anche senza differenziata (naturalmente non di qui all'eternità) se non fossero già piene dei residui industriali provenienti da mezza Italia - come ha scoperto De Gennaro e come potrebbe scoprire anche Bertolaso, se non si accontentasse dei dati truccati presentati da ispettori sanitari compiacenti. Costruire termovalorizzatori significa soltanto regalare altri soldi ai soliti noti per continuare ad avvelenare il popolo inquinato, mentre la civile Europa si allontana sempre di più.
Ecco la mappa dei "termovalorizzatori" in Italia
In tutto sono 52 i termovalorizzatori presenti sul territorio italiano, la maggior parte dei quali al nord; solo 8 sono al sud. Ecco come sono suddivisi:
Nord (30)
- 13 in Lombardia (l'unica regione che ne possiede due sopra i 100 Megawatt: a Brescia e aMilano)
- 9 in Emilia Romagna
- 4 in Veneto
- 2 in Piemonte
- 1 in Friuli e in Trentino
Centro (14)
- 9 in Toscana
- 3 nel Lazio
- 1 in Umbria
- 1 nelle Marche
Sud (8)
- 3 in Calabria
- 2 in Puglia e in Sardegna
- 1 in Sicilia
I dati si riferiscono alla fine del 2005 e sono tratti dall'ultimo rapporto di Enea e Federambiente.
EPA announces dioxin review, plans for Dow cleanup
By JOHN FLESHER, AP Environmental Writer – Tue May 26, 6:33 pm ET
TRAVERSE CITY, Mich. – The federal government will speed up a long-delayed assessment of how dioxins affect human health, the head of the Environmental Protection Agency head said Tuesday.Lisa Jackson promised the quickened timetable while announcing a revised strategy for planning the cleanup of one of the nation's biggest dioxin pollution zones: a 50-mile section of Lake Huron watershed near a Dow Chemical Co. plant in Michigan. Dow has acknowledged responsibility for the pollution.Dioxins are toxic byproducts from manufacturing chemicals. In a 2003 report, EPA labeled some dioxins as causing cancer and said virtually any level of exposure posed at least some danger.The National Research Council agreed in 2006 that dioxins are a likely carcinogen but questioned how EPA estimated risks from low doses.In a telephone interview with The Associated Press, Jackson said the EPA would issue a draft report on that matter by Dec. 31 and a final version within a year later."This will be important for a bunch of sites around the country," she said.The extent of the health threat is among many issues that have delayed action at the Michigan site, which includes the city of Midland near the Dow plant, plus the Tittabawassee and Saginaw rivers and Lake Huron's Saginaw Bay.Dow acknowledges polluting the region with dioxins for much of the 20th century. It has spent about $40 million on studies, sediment sampling and other preliminary work and has removed tainted soil from a number of "hot spots" with particularly high dioxin readings.Even so, the company contends the pollution hasn't harmed people or wildlife and has argued with regulators since the 1990s over how to design a comprehensive cleanup.Dow spokeswoman Mary Draves said, "We are prepared to move forward with this systematic approach EPA has outlined."